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“LETTERATURA VIVENTE”

“LETTERATURA VIVENTE”: attività di drammatizzazione, interpretando con foto e video autori, personaggi letterari e fasi storiche dell’Otto-Novecento (Prof.ssa Marianna Solari e alunni della classe 3C – 2020/21).

Con questo progetto si è pensato di far VIVERE ai ragazzi, ormai sempre più lontani dalla lingua poetica della grande letteratura, ogni singolo autore dell’Otto-Novecento del programma di Italiano di terza media svolto.

Per farlo, di ogni autore sono stati delineati gli aspetti più rilevanti della biografia, della poetica e dell’approccio alla vita, sono state parafrasate e commentate le opere in versi o lette e commentate quelle in prosa ed è stato assegnato il ruolo ad un alunno, anche in base alla somiglianza. A quel punto sono state inviate a quest’ultimo delle dettagliate indicazioni scritte da seguire, un’immagine del personaggio da riprodurre in versione sia digitale che cartacea e i versi o i dialoghi da recitare in video entro una certa data. Ognuno ha avuto anche la possibilità di consegnare un video aggiuntivo con una “papera” divertente.

Man mano che i ragazzi consegnavano i loro lavori, sono state appese in classe le foto cartacee in sequenza con targhette, a mo’ di linea del tempo. Le foto digitali e i video sono stati montati alla fine del percorso, con frammenti musicali a tema per ogni personaggio, a creare una sorta di antologia letteraria di quei secoli in chiave moderna.

Gli alunni hanno accolto con entusiasmo queste assegnazioni, dando davvero il meglio di sé. Si è puntato a far sviluppare spirito di iniziativa, creatività, senso critico, buona dizione, capacità interpretative e capacità di mimesis, con il fine ultimo di far INTERIORIZZARE i contenuti, dando ad essi un posto nella memoria a lungo termine grazie all’esperienza emotiva sottesa.

 

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Spettacolo conclusivo del percorso di teatro della classe prima C secondaria con ArteStudio.

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in bici a scuola? è più divertente!

C’era una scuola molto carina senza soffitto …….

Già quel giorno del 28 maggio durante il Giro d’Italia 2021 Via Gregorio VII si affollò di bici, la pista ciclabile  – oggetto di interminabili contese- era occupata dai  bambini in mini bici di mille colori e pure a rotelle, grandi e piccole, rampichini, mountain bike e bici rosa. I passanti stupiti si giravano e smettevano di guardare il cellulare, gli automobilisti non capivano perché ad ogni incrocio ci fosse tanta polizia, i passeggeri del bus si sporgevano per capire chi fossero tutti quei ciclisti in miniatura, finché una voce bonaria di una signora romana ferma all’incrocio non disse “la Scuola San Francesco se n’è inventata un’altra”. Dopo i cortei in bici degli scorsi anni diretti alla Farnesina che bloccarono anche Trump in visita a San Pietro, l’Istituto Borgoncini Duca aveva programmato un’altra giornata di gioia e allegria. Una festa delle due ruote e a volte anche quattro per ricordare a tutti che l’aria aperta e il movimento sono la nostra vita e i ricordi di queste giornate speciali sono scuola nel vero senso della parola. Un calcio alla DAD e un piede sul pedale.

Pian piano il cortile si popolò, i muri bianchi si colorarono di mille colori , le sgommate sulla ghiaia coprirono le voci delle maestre cicliste (una tradizione) che avevano ideato la giornata. Ordinatamente tutti posarono la loro bici lungo gli spazi assegnati del giardino in attesa della prova clou che era quella di abilità con i coni ideata dal noto ciclista Valerio Agnoli e dalla sua squadra atleti, collaboratori che spiegavano ai bambini il corretto uso dei freni sulle gimcane, l’equilibrio e la sterzata. Tutti i bambini, anche quelli venuti a piedi, ebbero una bici con cui cimentarsi e alla fine tutti avevano migliorato la propria tecnica e provato l’ebbrezza di pedalare a scuola sugli spazi dei campetti teatro di mille partitelle. Oggi invece tutti in sella e non solo, perché dopo c’era il passaggio dal meccanico (Dr. Bike e Bosh) che spiegava ai bambini come ovviare a un salto di catena, una ruota sgonfia, un freno bloccato. Una mini scuola completa di abilità e tecnica per ricordare che una giornata a scuola senza soffitti fa meno rumore, allarga gli orizzonti e si riflette nel cielo.

 

Ex maestro, ciclista ancora Carlo Coronati

galleria dei giovani impressionisti: lo stagno delle ninfee. gli artisti della classe terza b secondaria

esplorando i colori e reinterpretando i grandi autori: il percorso artistico degli alunni della sezione b e c della scuola secondaria.

Si tratta di elaborati grafico-creativi che gli alunni delle varie classi hanno realizzato nel corso dell’anno scolastico in base alla progettazione di Arte e Immagine.
Le classi prime hanno lavorato soprattutto attorno all’ “alfabeto” dell’arte figurativa, ovvero la linea, le forme, i colori e le tecniche artistiche basilari come le matite colorate e i pennarelli.
Le classi seconde hanno lavorato sulle tecniche di rappresentazione, a partire dal disegno di animali e animali fantastici per poi arrivare a esercitarsi sul chiaroscuro e sull’uso della prospettiva.
Le classi terze sono state impegnate in elaborati creativi ispirati alle opere dei grandi maestri e dei principali movimenti artistici dell’Ottocento e del Novecento.
 
Prof.ssa Stefania Curatola

Un Tg molto speciale

I ragazzi della terza B si sono cimentati nella realizzazione di un TG molto speciale dedicato alla Figura Femminile nella Storia dell’Arte. Da non perdere!  Buona visione!

 

laboratorio di scrittura cre-attiva! a cura della prof.ssa leone

Ciao mi chiamo John

Ciao mi chiamo John sono cinese, oggi è il primo giorno di scuola. Sono entrato in classe tremando, perché avevo gli occhi addosso di tutti i bambini. A ricreazione tutti i miei nuovi compagni mi facevano una domanda dietro l’altra, tipo: “Come ti chiami?”. Io non sapevo rispondere, perché non capivo e allora misi la testa sul banco e le braccia conserte.                                                                                             Alla fine delle lezioni ,fuori dalla scuola un bambino della mia classe mi disse, che mi avrebbe aiutato a parlare l’italiano per poter rispondere agli altri compagni. Questo compagno rimarrà per sempre nei miei ricordi per il rispetto dimostrato.

Pinna Niccolò IB

Viki e Joeol amici per sempre. Una storia di integrazione

Viki è croato mentre Joeol è afghano; Viki deve trasferirsi in Italia perché i suoi genitori cercano un lavoro. Joeol si trasferisce in Italia perché nel suo Paese c’è la guerra: sono stati bombardati dai nemici, ma si sono salvati. Si sono trasferiti in Italia, – precisamente a Milano – che per la famiglia (Viki) è “La città dell’ economia”, mentre per (Joeol) è “ La città della salvezza”. Un giorno si sono incontrati davanti alla nuova scuola e hanno fatto amicizia. Una signora li ha chiamati ma loro non capivano, quindi i genitori hanno detto loro cosa fare nelle loro lingue.Una volta dentro la classe c’era un’ altra signora  -la maestra-che diceva loro di andarsi a sedere, usando anche il traduttore, ma loro si sentivano agitati, ipnotizzati e in imbarazzo davanti ai bambini che non conoscevano, ma si andarono a sedere in mezzo all’aula con tutti quanti che li fissavano e facevano delle domande e a loro cresceva l’ansia, ma la maestra disse:-“Silenzio, ascoltate la lezione che assegno i compiti, qualcosa anche per Viki e Joeol”.Ecco i compiti per la classe:fare una ricerca sulla Croazia e l’Afghanistan.I compiti per Viki e Joeol:cercare almeno 40 parole italiane e provare a pronunciarle-:.Dopo qualche settimana da quel compito, Viki e Joeol sapevano parlare molto bene e capire l’italiano. Per loro era stato davvero molto difficile integrarsi perché oltre alle difficoltà nella lingua, soffrivano perché i nonni, gli zii ed i cugini abitavano molto lontano e a loro mancavano troppo. Comunque questa esperienza era stata molto utile per imparare le culture dell’uno e dell’altro e da allora erano diventati amici per sempre.

 Flavio Battistin I B

La storia di John

John , un bambino di undici anni, proveniente dal Libano, si era appena trasferito in Italia, precisamente a Firenze. Era il suo primo giorno di scuola della prima media, non conosceva nessuno dei suoi compagni e loro non lo avevano mai visto. Quando arrivò davanti alla scuola, aveva il cuore che gli batteva forte e gli tremavano le gambe dall’emozione. Una volta entrato , lo accompagnò una professoressa che lo condusse in aula . John era molto preoccupato nonostante la professoressa gli sorridesse sempre e lo fece sedere vicino ad un compagno che lo osservò ed ad un certo punto gli parlò e gli disse: “Ciao io mi chiamo Franco, piacere!”  Poi la professoressa fece un annuncio e disse che c’era un nuovo compagno di nome John. Concluso il primo giorno di scuola, John si sentiva felice perché era stato accolto molto bene dai suoi compagni e dai professori. John, studiò molto e cercò di ambientarsi nella nuova scuola. Passati tre mesi, imparò la lingua italiana con l’aiuto dei professori e dei compagni e si fece degli amici, ma il suo migliore amico comunque rimase Franco, il primo compagno che conobbe.

Raffaele Tamburrino IB

Akila: una storia vissuta  di grande integrazione

Akila era una ragazza semplice che viveva in un piccolo paesino in Camerun con la sua famiglia. Lì aveva tanti amici con cui giocare, ma un giorno dovette trasferirsi in Italia, perché i genitori dovevano trovare lavoro per sfamare lei e sua sorella minore Bejide. Così si trasferirono in un piccolissimo paesino italiano dove tutti si conoscevano. Però per Akila era giunto il primo giorno nella sua nuova scuola! Lei era felicissima di conoscere nuovi compagni e nuove maestre. L’unica cosa che la preoccupava era che lei non conosceva molto bene l’italiano, anzi quasi per niente. Così si ritrovò davanti a questo piccolo edificio con questa scalinata, che portava alla porta di ingresso. Salutò i genitori e corse su per le scale pronta per un nuovo viaggio. Vide un corridoio con tanti bambini che appendevano i cappotti e mentre entravano nelle classi la guardavano. Percorse il corridoio. Sulla porta della sua classe ci sarebbe dovuto essere scritto IB. Trovò la classe e ci fu una ragazza sulla porta che l’accolse e disse agli altri << Oggi abbiamo una nuova compagna in classe. Si chiama Akila e viene dal Camerun >> e tutti la salutarono. Ci fu una signora che stava alla cattedra che l’accolse e Akila capì che quella era la professoressa, che la spinse ad entrare e l’accompagnò a posto. Lei si sedette si guardò intorno. Vide una compagna che la salutò e lei ricambiò il saluto. All’ora della ricreazione tutte quante le compagne si raggrupparono per chiacchierare, allora Akila si avvicinò, ma non capì nulla di quello che dicevano. Così per la prima settimana si isolò, ma un giorno durante la lezione la bambina che aveva accanto le disse << Che belle le tue trecce! Le vorrei anch’io>>. Però Akila le fece segno per dirle che non capiva. Così la bambina pensò “Posso provare a parlarle in inglese” così le disse <<  Your braids are beautiful!>>. Akila sorpresa che qualcuno cercasse di parlare in un’altra lingua per comunicare con lei rispose << Thank you!>>. L’altra ragazzina sorpresa a ricreazione comunicò alle altre che la loro nuova compagna riusciva a parlare l’inglese. Però le altre non erano molto brave a parlarlo, così cominciarono a scambiarsi idee per come comunicare con lei. Akila sentendo il suo nome mentre le altre parlavano, si preoccupò e si intristì. Tornò a casa. Intanto, fuori scuola, tutte le femmine chiamarono i maschi e cominciarono tutti a chiacchierare tra loro. Akila a letto stava pensando ancora a quella giornata per lei orribile e si mise a dormire. Il giorno dopo, a ricreazione, tirò fuori una merendina e si mise a mangiarla, ma sentì la voce della compagna che l’aveva salutata dire <<AKILA!>>. Akila si girò e vide la compagna con tutti gli altri che le dissero << Come here!>> La bambina si avvicinò a loro e i ragazzini tirarono fuori un pacchetto quadrato, rosa e viola e glielo avvicinarono e le dissero in coro <>. Lei cominciò a scartarlo e trovò dentro un dizionario italiano-inglese. <>. Ad Akila scese una lacrima e poi si lanciò ad abbracciarli.Quel dizionario diventò un tesoro per lei. Lo leggeva tutte le sere e con esso imparò a parlucchiare l’italiano e si inserì completamente nella classe facendo amicizia con tutti.

 Andrea Palma classe I B

Il Diario di Luna

Luna è una ragazza molto sognatrice che, da Chiusano (Piccolo paesino ad Avellino), si è trasferita a Milano con la nonna che, prima di quel momento non conosceva, dato che i genitori essendo militari, sono dovuti partire per l’Iraq dove c’era la guerra. Lei dovrà orientarsi nella nuova scuola e farsi nuove amicizie.

Caro diario, sono in treno, non vedo l’ora di conoscere mia nonna anche se ho paura per i miei genitori, spero che possano tornare al più presto. Finalmente, dopo 12 ore di viaggio sono arrivata! Ho conosciuto mia nonna, è molto simpatica e mi ha accolto benissimo. Caro diario, è arrivato il mio primo giorno di scuola! Sono emozionatissima, mi tremano le gambe. Sono appena arrivata davanti al cancello di scuola e ho visto tutti i miei nuovi compagni, ma non mi hanno rivolto nemmeno una parola! Erano tutti impegnati con il telefono a giocare ai videogiochi. Io per iniziare a fare amicizia ho cercato di salutarli, anche se mi vergognavo. Poi mi feci coraggio e andai da un gruppetto di ragazze a presentarmi. Loro mi salutarono e poi si presentarono anche loro. Dopo però mi chiesero di scambiarci i numeri, ma io non possedevo il cellulare e lo ammisi. Mi dissero che senza telefono non potevo più rivolgere a loro la parola e che dovevo far finta di non conoscerle. Io ero molto dispiaciuta ma, nel mio paesino il telefono non si usava per nulla! Dopo un po’ arrivò la professoressa che mi fece vedere la classe. All’ intervallo sentii le ragazze della mia aula parlare male di me davanti ai ragazzi, dicendo che non possedevo un telefono e che quindi non potevo comunicare. Così rimasi da sola fino a quando, per la prima volta, una ragazza della mia età si sedette vicino a me a mensa. Tutti quanti la guardavano male dato che nessuno si voleva sedere vicino a me. Lei iniziò a presentarsi

“Ciao, io sono Sole! Tu come ti chiami?”

“Io sono Luna” Gli risposi.

Dopo io e lei iniziammo a parlare dei nostri nomi e di quanto fossero diversi, ma allo stesso tempo originali e di come in un certo verso si assomigliassero. Noi diventammo subito migliori amiche e inventammo una regola: si potevano sedere a mensa con noi solamente le persone con un nome dal significato inerente al cielo: Stella,Celeste,Nuvola,……… Ogni giorno nuove persone venivano a sedersi con noi! Eravamo contentissime di farci nuovi amici. Insomma dalla ragazza solitaria senza telefono divenni la ragazza più simpatica della scuola.

Sara Pontolillo I B

Jasmine: e la sua storia d’integrazione

Piacere sono Jasmine e oggi volevo raccontarvi la mia storia. Era un giorno di ottobre quando io e la mia famiglia ci ritrovammo nel salotto per parlare di una cosa molto importante, ci dovevamo trasferire, dovevamo andare a vivere in un altro paese con lingua, costumi ,tradizioni e cultura diverse dalla nostra. Era molto distante da Londra ma quando arrivammo, molto stanchi dal viaggio, entrammo nel primo hotel che ci capitò davanti per trascorrere la prima settimana lì. Ci chiesero subito se volevamo prendere in affitto una stanza, per quante persone e quanto ci saremmo fermati lì. Io con la mia famiglia non capivamo niente e sembrava che stessero parlando in una lingua a noi sconosciuta. A quel punto provammo a dirle in inglese cosa volevamo e perché eravamo lì, e mio padre le disse:” good evening, I would like to talk to the staff to ask if a four-person room was available to settle there a week”. La signora della reception non rispose e chiamò un collega, che parlava inglese, domandandoci cosa volevamo e mio padre rispose quanto detto prima. A quel punto ci rispose che c’èra un’ultima camera disponibile da quattro persone. Due giorni dopo ci iscrivemmo a una nuova scuola, con nuovi amici, nuovi compagni e nuove professoresse da conoscere. Mi ricordo ancora il primo giorno di scuola, il cuore mi batteva a mille e non riuscivo a parlare per l’emozione, entrai in classe e la professoressa disse ai miei compagni: “Cari ragazzi vi presento il vostro nuovo compagno, accoglietelo con cura e mi raccomando non parla italiano ma inglese, quindi imparerete anche un po’ di questa nuova lingua e fece una risata. Mi chiesero subito il mio nome ed io risposi:”My name is Jasmine” E continuarono così le lezioni, non capendo niente di quello che stava dicendo la professoressa. Passarono i giorni ed io il pomeriggio dopo scuola studiavo una mezzoretta italiano cercando di studiare le  frasi più importanti da capire e cosa cercava di dire la professoressa. I miei compagni non mi integrarono subito nella classe, ma sembrava che mi trattassero come se fossi un’aliena, legai solo con una ragazza, che si chiamava Jessica e che mi comprese da subito. Passarono i giorni e lei diventò la mia migliore amica, passava da me ogni pomeriggio per farmi fare una lezione di italiano. Due, tre settimane dopo Jessica mi aiutò a conoscere i miei compagni e ad integrarmi nella classe. Riuscii finalmente a diventare amica di molte persone e a conoscere le professoresse. La classe diventò finalmente una grande squadra e ogni momento di sfogo lo passavamo insieme senza escludere nessuno. Tutti dicevano la sua e ognuno esprimeva un proprio pensiero. Questa è la mia storia d’integrazione ,che ha cambiato il mio modo di pensare e di creare nuove amicizie. Ringrazio questa esperienza del passato,  per avermi dato il coraggio di fare nuove amicizie che mi porto ancora oggi.

Elena Cocco IB

Nancy e la sua storia

Ciao! Il mio nome è Nancy vengo dall’Italia, ma ora vivo in America. La mia storia è andata così. Quando avevo circa otto anni, vivevo in una casa stupenda e avevo molti amici, procedeva tutto bene. Un giorno a mia madre arrivò un’offerta di lavoro, io ero felice, ma lo sono stata un po’ meno quando ho scoperto che dovevamo trasferirci in America.  Provavo ansia, paura e malinconia.  I miei genitori trovarono una scuola a New York. Lì la mia prima difficoltà fu la lingua: riuscivo a capire solo qualche parola perché alle elementari avevo appena iniziato ad imparare un po’ di inglese. Fortunatamente dopo alcuni giorni i miei genitori trovarono una brava insegnante, una ragazza italo – americana molto simpatica, che mi aiutò ad imparare la lingua. Trascorsi un paio di mesi ero migliorata molto. Ero più partecipe in classe e avevo una grande amica, Amy. Lei era tutto per me però, ad un certo punto, un gruppo di ragazzini iniziarono a prendermi di mira e ogni giorno mi facevano degli scherzi per mettermi in ridicolo. Io in quel periodo ho sofferto tanto perché la mia amica mi abbandonò, diceva che la mettevo in imbarazzo e che non ero alla sua altezza. Iniziai a saltare la scuola molto spesso. Un giorno scoprii che i miei genitori avevano raccontato ai miei insegnanti quello che era accaduto con alcuni dei miei compagni, e vennero presi dei provvedimenti anche nei confronti di Amy. Da una parte ero felice perché quel gruppo di ragazzini non mi dava più dato fastidio, però dall’altra ero triste perché, nonostante tutto, mi dispiaceva per la mia amica. Sono passati diversi anni. Penso che non dimenticherò mai quello che mi è successo, le sensazioni che ho provato, ma non ho smesso di guardare con fiducia al mondo e ora ho degli amici stupendi e una famiglia ancora più unita di prima.

Emma Spina Ib

Integrazione ha un suo perché

Amir, una bambina proveniente dall’Africa cambia scuola per andare in Italia, perché lei e la sua famiglia avrebbero poche speranze di sopravvivere se fossero rimasti lì. Amir ha problemi, ma presto sa come risolverli…

“Amir, Chewe, venite qui” grida la madre ai suoi figli, che stanno giocando a pochi metri di distanza con un altro bambino della nave. “Guardate, la terra che vedete è l’ Italia, lì andremo a vivere” parla la madre speranzosa. “ Dai si scende”. Il giorno dopo Amir si prepara per la nuova scuola. Sapete come ci si sente quando si sa che succederà qualcosa ma non lo fa vedere? Il padre la porta al grande portone, l’acciaio era argentato, le scale di marmo bianco. Prima di entrare, Amir guarda l’ albero, sperando che le dica qualcosa come “non preoccuparti” o “tutto andrà bene”, ma lui non lo fa. Prima che se ne accorse venne una persona, che poi scoprì era l’insegnante di sostegno, che salutò lei, il padre, prese Amir per la mano e la trascinò in quell’edificio spoglio e grigio. Fuori dalle classi c’erano alunni con i quaderni sulle pareti per ricopiare i compiti da un amico, altri appendevano i cappotti o si giustificavano per non aver studiato, a parte i neri che ripetevano ad alta voce le lezione dei giorni passati. Amir non sapeva cosa fare. Entrarono nella classe. Occhi puntati su di lei, bisbiglii che parlavano di lei, segni contro di lei. Amir guarda verso il soffitto, luci di un bianco ospedale e la vernice blu chiara ormai scrostata. Cerca di trattenere le lacrime. Alla cattedra era seduta la maestra, che chiede ad Amir parole in italiano, che lei non capisce. Incomincia a scrivere cose sulla lavagna senza senso. Così passa il giorno. Nessuno parla con lei e i gruppetti formati prima del suo arrivo non le rivolgono una parola. Quando suona la campanella è un sollievo per Amir. Sta per correre da quel primo giorno di un’esperienza bruttissima quando ad un certo punto vede avvicinarsi una ragazza. Una di quelle che stanno al centro dell’attenzione che le porse un piccolo marchingegno che disse nella lingua di Amir “Con questo possiamo comunicare, ogni parola verrà tradotta nella lingua dell’altro”. Da quel giorno, ogni volta che entrava in quell’edificio spoglio, le sembrava pieno di colori da cui trarre ispirazione. Oggi lei è una signora anziana, a cui piace raccontare le sue storie, e quei giorni, hanno lasciato in lei un sorriso eterno, che ancora oggi è

disegnato sul suo viso rugoso dalla felicità in persona.

Greta Galligioni  IB

l'arte dei bimbi delle quarte del plesso manetti

Arte e immagine è  un modo per rilassarsi, per scoprire le tue vere abilità e per scoprire te stesso.

Alessandro

L’ arte secondo me è  liberazione, gioia e stupore: tutti i colori, le righe, i puntini, colori caldi e freddi per fare disegni stupendi e mettere tutta la nostra fantasia. L’arte per me è  tutto.  

Emma

Per me l’arte è  come il cuore e il cervello mischiati insieme che mi suscita tante emozioni. Io quando disegno mi ricordo di tutti i momenti belli vissuti.

Giulia

La maestra ci ha insegnato tante nuove tecniche, sono tutte molto belle e particolari e ci fanno sentire degli artisti

Viola

 

laboratorio d'arte dei bimbi della seconda b del plesso s. francesco coordinati dalla maestra apicella

tra Andy Wahrol e Joan Mirò

fiori di primavera

ukulele, che passione! lezioni aperte delle classi della scuola primaria e secondaria

I musicisti della scuola primaria

Lezioni aperte della classe Quarta C del plesso San Francesco

 

Lezione aperta della classe Quarta B del plesso Due Ottobre

Lezioni aperte delle classi Quinte DE del plesso San Francesco

Lezioni aperte della classe Seconda B del plesso Due Ottobre

i musicisti della scuola secondaria

Lezioni aperte dei ragazzi della Prima B

Lezioni aperte della classe Seconda B

Lezioni aperte della classe Terza B

 

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